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Casa Diritti Sociali: serve una didattica di prossimità

Dopo la prima fase di emergenza, legata alla diffusione del coronavirus e alle misure imposte da governo e regioni per contenerla, al centro del dibattito oggi c’è il rilancio e la ripartenza del Paese. In particolare, a preoccupare sono la crisi economica e la povertà dilagante e la poca funzionalità, a lungo termine, della DaD (Didattica a Distanza) per i più piccoli.

Per la Casa dei Diritti Sociali di Cosenza non basta mettere tra le mani di minori e adolescenti un personal computer o un tablet. La DaD - scrivono in una nota i referenti dell’associazione - non può essere un video su YouTube che spieghi le regole di matematica o una lezione di 40 minuti su Zoom, piattaforma bucata che mette a rischio i minori. DAD vuol dire anche presenza costante di educatori ed educatrici a fianco dei ragazzi che si approcciano ad un nuovo modo di fare didattica.

Ecco perché la Casa dei Diritti sociali, dal 15 aprile scorso, ancora in piena emergenza sanitaria, ha scelto di trasformare la DAD in DDPS (Didattica Di Prossimità Sostitutiva) ossia di mettere in sicurezza i suoi spazi e accogliere i minori per evitare abbandoni scolastici e contrastare la povertà educativa.

Vogliamo dire no all’improvvisazione di molti che speculano sulla pelle dei minori più fragili che non hanno la possibilità di essere seguiti a casa – concludono nel documento gli operatori di Casa dei Diritti Sociali - e ribadire che non basta mettere loro tra le mani un portatile, i ragazzi vanno seguiti attraverso percorsi personalizzati ad hoc.